Capitolo 1: Incontro [PT5]

Erano le 8:12 di mattina quando Anna svegliò Jake scuotendolo con forza; lui aprì rapidamente gli occhi, ma non fece in tempo a pronunciare parola, che in modo abbastanza convulso la ragazza disse: —Jake, conoscono la nostra posizione, dobbiamo subito andare via!— poi continuò indicando lo zaino di Jake per terra: —Mi sono presa la libertà di riempirti lo zaino di provviste e.. alcune cose utili.— successivamente prese un cellulare dal tavolo e lo diede al ragazzo: —Tieni, questo cellulare ti permetterà di chiamarmi in totale sicurezza, nel caso dovessimo perderci.. Ora sbrigati!— Sicuramente Jake si aspettava un risveglio meno sconvolgente, ma non c’era tempo, ed inoltre doveva svolgere quanto Anna gli ordinava; perciò senza ulteriori indugi si alzò di scatto, ed immediatamente lei lo tirò per la mano guidandolo per la casa. Si diressero verso l’uscita principale, e non appena Anna spiò dalla finestra per vedere se ci fosse qualcun’ altro ad aspettarli, bastò solo un attimo per capire che erano stati completamente circondati dagli agenti delle “Triple S”. Spaventata lei guardò Jake, il quale allo stesso modo stava fermo immobile senza comprendere il motivo di tutto ciò, l’assurdo perché stesse succedendo, e gli disse: —Ci hanno circondati, siamo completamente fregati!, ma che hai combinato? Cos’è che hai fatto?!.— All’improvviso si sentì un forte colpo di pistola provenire dal garage, dove era parcheggiato il motorino; Anna cominciò ad agitarsi visibilmente, l’irruzione degli agenti era imminente. Poi improvvisamente la sua espressione mutò e si ricordò della porta blindata che si trovava in soggiorno; Anna corse subito per accedervi attraverso il dispositivo per l’ impronta digitale, e l’ aprì subito. Di fronte a loro si presentò una rampa di scale che s’addentrava molto in profondità; perciò scesero subito correndo, prima Anna e poi Jake, ed una volta arrivati nello scantinato, la ragazza aprì un altra porta che dava su un lungo corridoio, e disse: —Mio padre mi ha detto che in caso di pericolo sarei dovuta scendere qui! Questo corridoio dovrebbe portarci in un altra casa, circa 200 metri più avanti! Perciò avremo un leggero vantaggio.- Jake come al solito non disse nulla, ma era evidente che la sua fervida curiosità, anche di sapere perchè mai una persona dovrebbe avere un tunnel sotto casa, era forte. Una volta terminato il corridoio i due salirono delle scale, e prima di aprire la porta, Anna cercò inutilmente di prendere il suo zaino; la confusione e l’incombenza del nemico gliela avevano fato dimenticare a casa, in camera sua. Guardò il ragazzo e disse: —Che disastro! Ho dimenticato lo zaino in camera per la fretta, ma dov’è che ho la testa?!— Poi continuò —Avevo tutto lì dentro, e purtroppo è tardi, non possiamo tornate indietro, ci catturerebbero. Intanto vediamo dove porta questo tunnel…—

Anna aprì pian piano la porta, cercando di non far rumore, facendo segno a Jake che lui sarebbe dovuto rimanere al proprio posto, mentre lei sarebbe andata a controllare se in quel luogo non ci potesse essere qualcuno.

Il ragazzo rimase lì immobile, ormai aveva rinunciato di cercare di capire che cosa stesse succedendo, lo stress psicologico non gli permetteva di reagire; dopo circa un minuto sentì Anna che diceva: —Vieni, questo lo devi vedere—.

Dietro l’esile porticina in legno se ne trovava una più grande e soprattutto più fortificata e blindata di quest’ultima; sarebbe potuta resistere a qualsiasi tentativo d’irruzione. Dietro di essa vi era una stanza completamente nuova e rimodernata, ad una prima occhiata doveva trattarsi di un laboratorio di ingegneria degno della migliore azienda tecnologica; non era troppo grande, poteva essere all’incirca 30/25 metri quadri, stracolmo di scaffali, mobili di acciaio e vetrine. Al centro della stanza vi era inoltre un grande tavolo lucente dove probabilemente il padre di Anna lavorava, ed infine vi era anche un bagno. Oltre al passaggio segreto e la porta blindata, come se non bastasse, ogni cosa era sotto chiave o in una cassaforte delle quali neanche Anna sapeva come avrebbero potuto accerdervi.

La ragazza rimase ancora per un attimo sorpresa e disse: —Qui dovremmo trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno.— poi si avvicinò ugualmente cercando di aprire i mobili, ma nulla; poi prese una cassetta di metallo da sotto il bancone al centro della stanza e continuò: —Peccato sia tutto sotto chiave, dovremmo accontentarci di questi utensili da lavoro e qualche cianfrusaglia.. Oh ci sono anche dei coltelli!-.

Dopo che Anna finì di controllare se ci poteva essere qualcosa di utile aprì, tramite impronta digitale, un altra porta blindata che dava accesso all’ennesima rampa di scale; una volta compiuta anche questa risalita i due di colpo si ritrovarono ad essere sbucati in una piccola casetta abbandonata, di cui lo scantinato era proprio il laboratorio del padre.

Questa piccola casetta si trovava proprio sul limite tra centro e periferia. Perciò ai ragazzi non rimaneva altro da fare se non scappare verso la periferia, cercando di nascondersi e di fuggire per il momento verso altri paesi più tranquilli. Nonostante ciò Anna sapeva che le “Triple S” li avrebbero cercati anche in capo al mondo se fosse stato necessario, ma la cosa, che ancora non sapeva e che continuava turbarla, era il perché li stessero cercando.

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