Capitolo 1: Incontro

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Jake si alzò dal suo comodo letto più tardi del solito, ma d’altronde era il suo diciottesimo compleanno e voleva un po di tranquillità dopo aver avuto un tormentosa giornata a scuola. Erano le 17:20 quando, dopo un po’ di dormiveglia si alzò dal letto. Come tratto da un copione già scritto, ogni anno suo padre ricordandosi all’ultimo secondo del compleanno del figlio, dava dimostrazione del proprio ‘affetto’ con un buono per una pizza riposto sul comodino.

Il ragazzo ormai non ci faceva caso, era un giorno come un altro, ma suo padre gli dava tutta l’ elettricità che voleva, e già questo significava che al figlio ci teneva.Jake era un tipo chiuso, a causa di ciò la sua vita sociale, nonostante la giovane età, si ridusse all’ambito famigliare, che oltretutto detestava..

Un ragazzo dai capelli ribelli, ancora senza barba; non legato a dei principi ben saldi. Infatti tutto ciò si proiettava perfettamente nella sua passione quotidiana, il parkour; uno sport basato sul movimento, sull’ agilità, sul superamento di qualunque ostacolo che si ponga davanti per raggiungere un punto della città nel minor tempo possibile..Per raggiungere dei luoghi da cui poter osservare la realtà del suo tempo, ed il suo sguardo ne era la piena incarnazione di esso stesso. Occhi spenti, privi di emozioni, impossibili da non notare; in grado di folgorare, o meglio di far rabbrividire chiunque l’incrociasse, freddi come il ghiaccio.

Fuori dalla porta di casa a Jake si presentava uno scenario cupo, quasi ostile, la Città di  Hydem. Ormai anche essa sotto il Controllo delle “Triple S”, come molte in altre città, vennero ripristinate alcuni funzioni di primaria importanza, tra cui Internet.

Molto incomprensibile fu questa azione di rimodernizzazione, con un impiego di ingenti capitali per quel tempo, su una città così apparentemente irrilevante, come quella di Hydem; questa piccola città di solo 16.000 abitanti, abbandonata ed ormai in rovina. Nonostante ciò l’interesse delle “Triple S” si fece notare; le voci che giravo fra vicoli e stradine, parlavano di una sorta di leggenda, dell’esistenza di una miniera nascosta nelle profondità del sottosuolo di Hydem City. Una miniera in cui si pensava si potesse trovare il più grande giacimento di *diamanti sulla terra. Ma queste voci di strada poco e niente scalfivano l’interesse di Jake, spingendolo ancor di più ad isolarsi e dare libero sfogo alla sua natura. Quel giorno stava andando a correre per cercare tranquillità; arrivato ad un edificio non molto alto ci si arrampicò attraverso delle casse di legno che aveva preparato mesi prima; arrivato sul tetto prese la rincorsa e saltò su quello dell’edificio adiacente, che era una sorta di palestra. Tramite delle scale raggiunse l’interno dell’edificio, e qui il ragazzo si divertiva a cimentarsi in acrobazie ed evoluzioni dappertutto, ed all’interno del quale vi era addirittura un piccolo parchetto. In questo parco, sul retro della palestra, Jake si allenava a saltare piccoli muretti ed arrampicarsi ovunque, era molto bravo. La sua bravura non era proprio innata, anzi, molte volte si fece male, tagliandosi e slogandosi polsi e caviglie, ma ciò non lo scoraggiava.

Finito di allenarsi Jake tiró fuori i vestiti dal suo zaino e si cambiò, risalì le scale, saltò sul tetto e scese dalle casse dalle quali era salito qualche ora prima.

Ormai giunte le 20:30, a Jake cominciò a venir fame, e si ricordò del regalo di suo padre; prese il buono di “Hey! Pizza?” e si incamminò verso la pizzeria.Una volta arrivato salutò tutti i dipendenti e il Pizzaiolo; oramai qui Jake era considerato come uno di casa, uno della ‘famiglia’. Tutto ciò era dovuto al fatto che suo padre era assai poco propenso a cucinare, e dunque Jake per mangiare era costretto a recarsi sempre in pizzeria . Mike era abbastanza magro per essere un pizzaiolo, ma con i tempi che correvano, rientrava tutto nella normalità. Mike lo salutò con allegria e disse con quella  voce possente: -Hey Jake! Tanti auguri ragazzo mio! Scegli una pizza!Per i tuoi 18 anni te la regaliamo noi!-. Jake accennò un sorriso e disse con tono abbastanza scherzoso -Grazie Mike! Mio padre come al solito mi ha regalato un Buono.. e ora che ne faccio? –  Mike, pulendosi le mani sul grembiule, rispose ridendo : -Beh, o lo usi domani o offri a quella bella ragazza laggiù! Ed io direi di offrire, è davvero una bella ragazza amico mio!- e conoscendo il carattere di Jake, non era la prima volta che lo spronasse a fare conoscenze. Infatti il ragazzo come al solito prese questo invito titubando, ma quel giorno era il suo diciottesimo compleanno, il giorno in cui si dica si diventi veri uomini, perciò scattò qualcosa nella mente del giovane, e dopo qualche attimo di silenzio, tra la sorpresa generale, rispose: – Ma si dai, perché no?, spezziamo la monotonia!- Cosicchè, dopo che la giovane ragazza ordinò, Jake diede il suo buono; quando la ragazza andò a pagare e a ritirare la pizza ordinata, si ritrovò di fronte Jake, che le disse che la pizza era già stata pagata da parte sua. La ragazza piuttosto sorpresa dal quel gesto chiese sorridendo: -Come mai tutta questa gentilezza da uno sconosciuto?- Jake gli spiego tutta la storia del buono e del suo compleanno.

Anna, così si chiamava la ragazza. Aveva un tenero viso, occhi verdi, capelli castani lisci e naturali. Tutto ciò facevano di lei una bellissima ragazza, dall’aspetto umile ma non trascurato, un assai raro fiore in quella landa desolata e dimenticata da tutti. La ragazza, piacevolmente compiaciuta, accettò la pizza offerta da Jake, a patto di poterlo almeno riaccompagnare a casa. Il ragazzo accettò al volo l’invito di Anna, anche perché era molto stanco dopo l’allenamento. Così sistemarono le pizze dietro al motorino di Anna e partirono per la periferia di Hydem City.

La strada da fare non era poca, perché purtroppo casa di Jake era distante dal centro della città, e casa di Anna era qualche isolato più avanti. Durante il tragitto Jake, a causa della sua già ben nota ritrosia, tendeva a non dare il benchè minimo segnale di tutta l’euforia che albergava in lui. D’altro canto il giovane conduceva una vita piuttosto monotona, una routine che di certo non gli giovava, perciò ogni qualvolta capitava qualche che andasse al di fuori degli schemi lo rendeva felice. E con questo stato d’amino arrivarono fino nei pressi della casa del ragazzo quando Anna notò da lontano degli uomini vestiti con un completo nero, perciò ferm

ò subito il suo motorino e chiese a Jake: — Che ci fanno quelle persone a casa tua?!— Jake non capì e rispose: —Non so, vengono spesso, saranno amici di mio padre!— Julie rispose subito: —Tuo padre fa parte dell..— un grido incomprensibile fermo la frase della ragazza, il padre di Jake gridò: —Jake! vieni qui, ti presento degli amici!—. Alcuni di questi uomini cominciarono a camminare verso il motorino dei due ragazzi; a questo punto Julie accese subito il motore, ed immediatamente gli uomini cominciarono a correre mentre il padre di Jake continuava a urlare frasi incomprensibili per ciò che stava accendendo. Di colpo il volto di Anna dal dolce e sorridente che era stato fino a pochi attimi prima, era divenuto serio e cupo; guardò Jake per un istante e partì a tutta velocità. La ragazza non ebbe neanche il tempo di partire che già diverse auto scure, sbucando dal nulla, si lanciarono al loro inseguimento per tentare di fermarli. Il ragazzo era disorientato, e nonostante ciò non faceva domande; d’altronde erano inseguiti a massima velocità sopra un motorino. Purtroppo, per prevedibile che sia, erano fin troppo lenti per delle auto così veloci; ma nonostante questo, grazie alla spiccata agilità, Anna con quel motorino evitava agevolmente il traffico, non che ce ne fosse tanto in quel periodo, ma svoltava rapidamente. In questo modo Anna riuscì a confondere per un momento gli uomini che li stavano inseguendo, cosicché si persero le loro tracce. La ragazza si infilò in una strettoia e cercò di prendere solo strade secondarie, senza toccare le principali; inoltre il motorino era senza assicurazione e targa, quindi nessuno sarebbe riuscito a rintracciarli. Dopo poco Anna fece un’ultima svolta a destra verso una strada buia, dove un portone semi—nascosto si aprì e i due entrarono, attraversarono un corridoio ed entrarono in casa da una porta ancora più nascosta. La casa di Anna era enorme e incantevole al contrario di quanto si potesse pensare dall’esterno; era all’avanguardia sotto ogni aspetto, e sembrava che in quella casa la crisi non fosse mai arrivata. La ragazza posò lo zaino a terra e esclamò: —Cavolo! Le pizze! Mi saranno cadute quando ho svoltato—, guardò Jake per un momento, lui era spaesato, non sapeva che cosa fosse successo, e se fidarsi di questa ragazza. Anna, capì che Jake era ignaro di cosa gli stesse capitando, i suoi occhi trasparivano una totale confusione. Perciò per rassicurarlo gli disse: —Posa pure lo zaino lì, andiamo a mangiare qualcosa ora—. Jake posò lo zaino e non appena entrato in soggiorno disse con voce timida: —Cos’è successo?—

Non fece neanche in tempo a finire la frase che lei gli rispose: —Ne parliamo di fronte a un bel Waffle, okay?— Jake fece cenno di si con la testa e si sedette di fronte allo splendido tavolo in legno del soggiorno. La ragazza andò un attimo in cucina a preparare il dolce, mentre nella testa di Jake i pensieri su dove fosse finito e sul perché tutto ciò fosse accaduto lo tormentavano, ed il desiderio di una risposta lo rendeva irrequieto. Julie tornò in soggiorno con qualche cosa da mangiare, si sedette e disse: — Quindi non sai chi erano quelle persone, eh?— il ragazzo rispose: —No, mi spiace, non ne ho idea.—

Anna rimase un po’ perplessa, com’era possibile che non ne sapesse nulla? Nonostante ciò cominciò a spiegare, e fissandolo negli occhi disse: —Devi sapere che l’organizzazione segreta chiamata Triple S, che “ripristinò” la corrente elettrica in tutto il mondo nel 2018, ora ha il pieno  controllo su ogni genere di comparto societario, perciò ogni cosa è in suo possesso; a partire da beni primari come la luce, fino a giungere anche al più insulso oggetto. Ora non so che ci facessero, o che intezioni avessero nel conoscere tuo padre, o per giunta che interessi e legami avrebbe tuo padre con loro; tanto che ingenuamente all’inizio pensavo che stessero facendo controlli a casa tua! Ma l’atteggiamento troppo sereno di tuo padre, non so, mi manda in confusione… Possibile che tu non abbia mai notato nulla di strano? Dove hai vissuto tutti questi anni!?—

Jake rispose: — Devi sapere che proprio nel 2018 io e mia madre siamo stati coinvolti in un brutto incidente d’auto.. Lei morì sul colpo, mentre io andai in coma per circa un anno. Per il resto io e mio padre abbiamo un rapporto che definirei quasi inesistente, se non fosse per il fatto che sono proprio suo figlio. Per questo parliamo poco e niente, e di conseguenza la sua vita privata mi è occultata tanto quanto lo è per te ora!—

Anna abbassò lo sguardo e con un tono un po intristito disse: —Mi dispiace.—

Lei guardò l’ orologio che aveva sul polso sinistro e disse sorpresa: — Cavolo! sono già le 10!— e continuò accennando un sorriso: — Senti, che ne dici se ora andiamo a dormire? Ne parleremo meglio domani mattina, quando saremo più freschi!—

Jake mostrò un leggero sorriso e poi disse: —Okay! Ma credo di dovermi fare una doccia prima, siccome mi sono allenato tutto il giorno!—

Così Anna gli prese qualche indumento del padre: una maglietta, una camicia e dei Jeans. Una volta dati i vestiti al ragazzo sistemò il divano che era in salotto per farlo dormire comodo. Jake era ancora molto pensieroso e si stava chiedendo che cosa sarebbe successo se non avesse offerto quella pizza alla ragazza, che cosa sarebbe accaduto se in quel momento non avesse deciso di spezzare la monotonia; una volta uscito dalla doccia si vestì e andò in salotto. Per lui l’ acqua calda e la luce erano cose normali, ma era vagamente cosciente del fatto che molti non avevano questi privilegi. Anna era li ad aspettarlo in salotto, il ragazzo la vide e mentre si asciugava i capelli disse: -Sai, visto che con questa crisi molti non hanno la luce, com’è che tu ce l’hai?-

la ragazza rispose con un tono un po’ serio: —Mio padre, prima di questa crisi, lavorava in un centro per lo sviluppo di nanotecnologie, era uno dei migliori nel suo campo. Con l’ avvento della crisi il CESNA (CEntro Sviluppo Nanotecnologia) di Hydem City chiuse per mancanza di fondi e di materia prima, ma mio padre continuò a lavorare in questo campo in privato e riuscì a stipulare accordi con delle aziende. Noi sospettiamo che tra queste aziende anonime ci siano naturalmente anche le “Triple S”, ma dobbiamo comunque produrre per loro, purtroppo dobbiamo sopravvivere in qualche modo. Mio padre è intimorito da questo. Infatti dopo che mia madre se ne andò, ha fatto in modo che ogni cosa qui non sia rintracciabile; e come se ufficialmente non esistessimo. Ora è a Dubai per un incontro con un azienda o una cosa del genere— abbassò per un secondo lo sguardo e disse ancora accennando un sorriso: —Comunque, meglio andare a letto ora, domani vedremo che fare, è pericoloso uscire a quest’ ora, ti ho sistemato il divano— Jake sia alzò senza dire nulla e si sedette vicino a lei sul divano, lei si alzò, posò la mano sulla spalla del ragazzo per un momento e disse con un dolce tono: —Buonanotte—.

Erano le 8:12 di mattina quando Anna svegliò Jake scuotendolo con forza; lui aprì rapidamente gli occhi, ma non fece in tempo a pronunciare parola, che in modo abbastanza convulso la ragazza disse: —Jake, conoscono la nostra posizione, dobbiamo subito andare via!— poi continuò indicando lo zaino di Jake per terra: —Mi sono presa la libertà di riempirti lo zaino di provviste e.. alcune cose utili.— successivamente prese un cellulare dal tavolo e lo diede al ragazzo: —Tieni, questo cellulare ti permetterà di chiamarmi in totale sicurezza, nel caso dovessimo perderci.. Ora sbrigati!— Sicuramente Jake si aspettava un risveglio meno sconvolgente, ma non c’era tempo, ed inoltre doveva svolgere quanto Anna gli ordinava; perciò senza ulteriori indugi si alzò di scatto, ed immediatamente lei lo tirò per la mano guidandolo per la casa. Si diressero verso l’uscita principale, e non appena Anna spiò dalla finestra per vedere se ci fosse qualcun’ altro ad aspettarli, bastò solo un attimo per capire che erano stati completamente circondati dagli agenti delle “Triple S”. Spaventata lei guardò Jake, il quale allo stesso modo stava fermo immobile senza comprendere il motivo di tutto ciò, l’assurdo perché stesse succedendo, e gli disse: —Ci hanno circondati, siamo completamente fregati!, ma che hai combinato? Cos’è che hai fatto?!.— All’improvviso si sentì un forte colpo di pistola provenire dal garage, dove era parcheggiato il motorino; Anna cominciò ad agitarsi visibilmente, l’irruzione degli agenti era imminente. Poi improvvisamente la sua espressione mutò e si ricordò della porta blindata che si trovava in soggiorno; Anna corse subito per accedervi attraverso il dispositivo per l’ impronta digitale, e l’ aprì subito. Di fronte a loro si presentò una rampa di scale che s’addentrava molto in profondità; perciò scesero subito correndo, prima Anna e poi Jake, ed una volta arrivati nello scantinato, la ragazza aprì un altra porta che dava su un lungo corridoio, e disse: —Mio padre mi ha detto che in caso di pericolo sarei dovuta scendere qui! Questo corridoio dovrebbe portarci in un altra casa, circa 200 metri più avanti! Perciò avremo un leggero vantaggio.- Jake come al solito non disse nulla, ma era evidente che la sua fervida curiosità, anche di sapere perchè mai una persona dovrebbe avere un tunnel sotto casa, era forte. Una volta terminato il corridoio i due salirono delle scale, e prima di aprire la porta, Anna cercò inutilmente di prendere il suo zaino; la confusione e l’incombenza del nemico gliela avevano fato dimenticare a casa, in camera sua. Guardò il ragazzo e disse: —Che disastro! Ho dimenticato lo zaino in camera per la fretta, ma dov’è che ho la testa?!— Poi continuò —Avevo tutto lì dentro, e purtroppo è tardi, non possiamo tornate indietro, ci catturerebbero. Intanto vediamo dove porta questo tunnel…—

Anna aprì pian piano la porta, cercando di non far rumore, facendo segno a Jake che lui sarebbe dovuto rimanere al proprio posto, mentre lei sarebbe andata a controllare se in quel luogo non ci potesse essere qualcuno.

Il ragazzo rimase lì immobile, ormai aveva rinunciato di cercare di capire che cosa stesse succedendo, lo stress psicologico non gli permetteva di reagire; dopo circa un minuto sentì Anna che diceva: —Vieni, questo lo devi vedere—.

Dietro l’esile porticina in legno se ne trovava una più grande e soprattutto più fortificata e blindata di quest’ultima; sarebbe potuta resistere a qualsiasi tentativo d’irruzione. Dietro di essa vi era una stanza completamente nuova e rimodernata, ad una prima occhiata doveva trattarsi di un laboratorio di ingegneria degno della migliore azienda tecnologica; non era troppo grande, poteva essere all’incirca 30/25 metri quadri, stracolmo di scaffali, mobili di acciaio e vetrine. Al centro della stanza vi era inoltre un grande tavolo lucente dove probabilemente il padre di Anna lavorava, ed infine vi era anche un bagno. Oltre al passaggio segreto e la porta blindata, come se non bastasse, ogni cosa era sotto chiave o in una cassaforte delle quali neanche Anna sapeva come avrebbero potuto accerdervi.

La ragazza rimase ancora per un attimo sorpresa e disse: —Qui dovremmo trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno.— poi si avvicinò ugualmente cercando di aprire i mobili, ma nulla; poi prese una cassetta di metallo da sotto il bancone al centro della stanza e continuò: —Peccato sia tutto sotto chiave, dovremmo accontentarci di questi utensili da lavoro e qualche cianfrusaglia.. Oh ci sono anche dei coltelli!-.

Dopo che Anna finì di controllare se ci poteva essere qualcosa di utile aprì, tramite impronta digitale, un altra porta blindata che dava accesso all’ennesima rampa di scale; una volta compiuta anche questa risalita i due di colpo si ritrovarono ad essere sbucati in una piccola casetta abbandonata, di cui lo scantinato era proprio il laboratorio del padre.

Questa piccola casetta si trovava proprio sul limite tra centro e periferia. Perciò ai ragazzi non rimaneva altro da fare se non scappare verso la periferia, cercando di nascondersi e di fuggire per il momento verso altri paesi più tranquilli. Nonostante ciò Anna sapeva che le “Triple S” li avrebbero cercati anche in capo al mondo se fosse stato necessario, ma la cosa, che ancora non sapeva e che continuava turbarla, era il perché li stessero cercando.

La casa era completamente vuota, non c’era cibo, né acqua, né tanto meno elettricità. Non si poteva dire che non fosse una casa completamente abbandonata, se non fosse per il laboratorio; inoltre girando per quella piuttosto mal ridotta casa trovarono una moto all’interno del garage. -Finalmente un colpo di fortuna!- disse Anna, che salì subito sulla moto facendo gesto a Jake di salire. I due, sapendo di essere ricercati, pensarono bene che, stando attenti ad evitare vie più trafficante, bisognava di tornare verso casa. Appena giunti a destinazione si nascosero dietro un vicolo, e facendo attenzione per non essere visti, entrambi scesero dalla moto e la ragazza disse: —Ascoltami.. Ora entro in casa, devo recuperare almeno il mio zaino, ne abbiamo bisogno, lì dentro ho…— non fece in tempo a finire la frase che Jake con un tono che cercava di inforderle sicurezza disse:— Ascoltami tu stavolta.. Andrò io a prendere il tuo zaino! Dimmi solo dove sta, tu tieniti pronta a fuggire con la moto!— La ragazza stupita dall’iniziativa rispose: —Assolutamente no! Non sai dove lo tengo, ed è pericoloso entrare li senza sapere come è fatta la casa! Vuoi farti uccidere?—; vedendola agitarsi ancora di più, cercò di rispondere con forza per infoderle coraggio, e disse: —Io non so guidare la moto.. ed anche se tu riuscissi a uscire, non ce la faremmo a scappare in tempo, quindi, vado io.. dov’ è lo zaino?—. La ragazza vedendolo convinto delle sue possibilità, decise di dargli fiducia, e disse: —Okay, entra dalla porta principale, quei bastardi l’hanno buttata giù! Poi sali le scale sulla destra! Il mio zaino sta dietro al letto in camera mia, la riconoscerai dalla porta rossa.—, poi continuò:— Prendi questa— e gli posò una pistola, —Tranquillo, è carica solo di tranquillanti, e fai attenzione, non voglio nessuno sulla coscienza.—. Jake accennò un sorrisetto e disse: -Okay, farò attenzione!—. Subito dopo fece un grosso respiro, ed andò verso la casa; procedendo cautamente, di soppiatto entrò dalla porta principale, fece qualche passo e si appiattì sulla angolo a destra; si sporse dall angolo con la testa e vidde un uomo, completo nero, scarpe lucide, e una pistola in mano, più che una guardia sembrava un sicario.

Jake senza pensarci troppo caricò la pistola, mirò alla guardia e gli sparò un colpo; l’uomo cadde a terra in un attimo. Il ragazzo sentì delle voci provenire dall’altra stanza, perciò procedendo quasi nell’ombra, riuscì ad arrivare alla rampa di scale e ci salì velocemente, ma senza provocare nessun rumore. Arrivato in cima guardò prima a destra dove c’erano due poltrone e un tavolino, poi guardò a sinistra e vide subito la porta rossa della camera di Anna. Si avvicinò ed aprì la porta; in meno d’un attimo prese lo zaino e proprio mentre stava per uscire dalla stanza una guardia lo afferrò, e nell’agitazione e concitazione del gesto Jake sparò istintivamente un altro colpo e la guardia cadde a terra. Il tonfo fece un tale casino che le guardie, sentedolo chiaramente, cominciarono a salire di corsa. Erano in troppi sia da affrontare sia da evitare passando per la stessa strada. Nello stesso istante in cui Jake pensò d’esser ormai in trappola s’accorse della grande veranda che dava sul tetto del piano terra. Corse ad aprire la porta scorrevole, ed uscì fuori; si voltò e vide le guardie che intanto stavano correndo verso di lui. Non poteva fare altro che saltare sul tetto di fronte alla veranda. Per una frazione di secondo la tensione lo fece dubitare delle sue doti e del suo allenamento, ma quasi nello stesso momento scavalcò la ringhiera e con grande slancio saltò verso l’altro tetto, e riuscì ad arrivarci senza rompersi le ossa. Le guardie rimaste sbigottite dal gesto del ragazzo si bloccarono per un attimo, mentre contemporaneamente il ragazzo cercando con lo sguardo Anna, che stando proprio sotto la veranda aveva anch’essa seguito la scena, gridò: —Anna, scappa!, ci vediamo più avanti!—.

Il ragazzo iniziò a correre e a saltare di tetto in tetto, mentre le tre guardie da dietro cercavano di tenergli testa; in effetti destino volle che a Jake capitò di fare proprio quello a cui era meglio preparato, tutta quella corsa frenetica, saltare tutti gli ostacoli che gli si presentavano d’ avanti, erano le sue compagne di vita. Le guardie intanto, seppur con un po’ di difficoltà, continuavano a stargli dietro; salti sempre più ampi ed ostacoli difficili da evitare cominciarono a mettere a dura prova anche lo stesso Jake. Il ragazzo per quanto ci fosse abituato, non era ancora in grado di agire con freddezza tale da gestire la tensione del momento; e doveva anche cercare di tenersi stretto lo zaino di Anna, doveva essere molto importante.. infatti improvvisamente inciampò su delle tubature facendosi male ad una caviglia, cercò immediatamente di alzarsi, ma aveva ormai capito che non avrebbe potuto più fuggire; ormai le guardie erano a non più di dieci passi da lui, quando ad un certo punto non sentì più nulla, si voltò e vide che le tre guardie, o almeno i loro corpi erano per terra, immobili e privi di vita. Jake notò anche un leggero fumo, gli apparve tutto così assurdo, rimase pietrificato per qualche instante, non capiva cosa fosse accaduto. Ma senza ulteriore indugio, riprese il cammino. Sarebbero potuti venire da un momento all’ altro. Così richiamando a sè le forze si rialzò, e nello stesso momento un telefono cominciò a squillare, e ricordandosi di quello che gli aveva dato Anna, lo prese dalla tasca dello zaino e rispose —Pronto?— con tono amichevole, come se non sapesse chi fosse la persona che lo stava chiamando —Jake, dove cavolo sei?!— rispose Anna senza mezzi termini.
—Non ne ho idea, sei tu il genio, o sbaglio?- disse sacasticamente, ed a sua volta la ragazza rispose dapprima con una finta risata, e poi disse —Ho controllato ora sul GPS, sono un pò più avanti , ti mando le coordinate, okay?— , il ragazzo accennò un sorriso e disse —Okay capitano!— e chiuse la chiamata.
Jake riuscì a scendere dal tetto dell’edificio sul quale si trovava grazie alla scala di emergenza che vi era sulla sinistra; raggiunse in fretta Anna, la via era stranamente libera, nessuna guardia gli ostacolava il passaggio.
Anna lo vide subito da lontano, accese la moto e un po preoccupata disse -Tutto okay?..-. Il ragazzo, cercando di non far intravedere alcun dolore, disse -Certo, sono solo inciampato, ma nulla di preoccupante!- e aggiunse, porgendoli lo zaino, -Tieni, ho cercato in tutti i modi di non strattonarlo..- -Sei stato grande!- e dando una rapida controllata all’ interno dello zaino, -Perfetto, c’è tutto.- poi continuò -Dobbiamo andarcene in fretta da qui! Dai, salta su!— Jake chiese dove fossero diretti e Anna rispose — Conosco delle persone che potrebbero aiutarci… certo, non saranno tanto contenti di vederci, ma è l’unica soluzione che mi viene in mente.—.
—Chi è questa “Gente”? -, chiese Jake incuriosito ed un po’ spaventato, ma Anna disse — Sono i proprietari del mercato nero della regione, hanno di tutto, dai pannelli solari alle armi. Hanno contrattato spesso con mio padre, ci forniscono di tutto… tutto, ovviamente, ciò che non vogliamo dichiarare allo stato, alle “Triple S”. Abbiamo bisogno di loro, abbiamo bisogno dei Volition.—

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2 pensieri su “Capitolo 1: Incontro

  1. Complimenti per tutto! Siete davvero bravissimi. Mi sto appassionando troppo e ogni settimana aspetto solo una nuova parte della storia!

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