Capitolo 2: Recessi

 

 

Erano le 14:27 quando, dopo un lungo viaggio in moto, Jake e Anna giunsero presso un piccolo paesino nella speranza di rifornirsi di benzina e riposarsi un pò. Si trattava d’un paesino di poche migliaia d’abitanti, classico paesino americano, tetti spioventi, qualche fattoria, infrastrutture piuttosto modeste. L’atmosfera che si percepì fin dal primo momento fu atipica; infatti nonostante la crisi, i pochi viandanti per strada non sembravano esser diffidenti e sospettosi come accadeva nella norma, anzi davano poco conto anche al fatto di tirar fuori qualcosa di elettronico o che comunque consumasse energia.

Entrati nel paese i due ragazzi avvistarono immediatamente una stazione di servizio e, una volta raggiunta, si fermarono per vedere se fosse funzionante o meno. La stazione di servizio sembrava apparentemente abbandonata, deserta, con un piccolo stabile al centro, due sedie di plastica posizionate appena fuori dalla porta, probabilmente disposte lì proprio per indicare ai ragazzi che forse qualcuno ci abitava ancora. Questo rincuorò Anna che, però non aveva preso in considerazione il fattore benzina prima del “viaggio”.

-Dannazione!- esclamó Anna -Non voglio rimanere in questo paesino desolato.-, Jake non disse nulla. Dal piccolo edificio della stazione di servizio uscì un vecchio uomo, trascurato ma non troppo, basso, magro e un po’ ricurvo, che masticava il suo vecchio sigaro, evidentemente avendo sentito Anna. -Mi scusi, per caso avrebbe un po’ di benzina?- disse quasi ironicamente Jake, ed il vecchio con un sorriso smorzato disse, -Mi spiace ragazzi, benzina non ce n’è da un pó qui!-, e continuando a masticare, -Provate a cercare se è rimasto qualcosa nelle auto dentro il paese, anche se ne dubito!-. Anna ringrazio e riaccese subito la moto, preparandosi ad andare verso il centro, diede un ultimo sguardo e partirono, con quel poco di benzina rimanente.

Ovviamente, nessuno dei due aveva pranzato, ed era anche vero che nello zaino avevano delle provviste, ma erano solo per casi di necessità, quindi preferirono sostare in una piccola locanda che stranamente era aperta. I due ordinarono subito da mangiare dopo essersi seduti ad un tavolo. La locanda era praticamente vuota e i proprietari si sorpresero immediatamente nel vedere due giovani così, se si può dire, tranquilli e puliti.

—Vedo che questo locale dà molta scelta!— scherzò Jake ingozzandosi dell’unico dolce disponibile, — Beh, o torta o verdure, cosa preferiresti?— Disse ridendo Anna, poi continuò —Verdure? Dannazione, il mondo sta davvero finendo!— Disse il ragazzo con ironia; —Non ho mai guidato tanto in moto, accidenti, sono tutta indolenzita!— disse la ragazza posando la mano sulla sua schiena. —Beh, e ora che facciamo?— riprese a dire Jake che intanto aveva divorato la torta da poco ordinata, —Dobbiamo sbrigarci a trovare la benzina, perché dobbiamo arrivare assolutamente prima del tramonto per poi riposarci in un albergo e far “Visita” ai Volition il giorno dopo!— Rispose Anna, —Beh, allora è meglio cominciare a cercare,— disse il ragazzo,—Certo!— rispose la ragazza guardando verso il basso, piena di pensieri.

I due cominciarono a girovagare un pò per il paese, stando attenti a non allontanarsi troppo da dove avevano parcheggiato la moto. Il paese era immerso in una totale quiete, non si vedevano tante persone, solo qualche bambino che correva qua e là, ma per il resto solo vento e polvere.

—Bene, su questi tetti non si può neanche correre, che brutto paese!- disse Jake notando che tutti i tetti delle case erano a spioventi, —Speriamo di non dover scappare da nessuno allora!— disse abbastanza ironicamente Anna. Il paesino essendo abbastanza trascurato, non era una di quelle cittadine sotto l’estremo controllo delle Triple S, quindi da un lato ciò lo rendeva rassicurante per il fatto che fosse più “libero” e meno controllato, ma dall’altro il paese non subiva i cambiamenti tecnologici che gli altri paesi avevano. Jake e Anna incontrarono poche auto, tanto che decisero di addentrarsi ancora un po’ di più nel paese; le auto erano per la maggior parte distrutte, con i vetri rotti e per di più anche senza benzina. Evidentemente anche qui, ci fu un momento di caos o comunque, c’era già stato qualcuno che aveva pensato a prendere la benzina. Lo sconforto di Anna era enorme, ma Jake non si arrese, non restò immobile ad aspettare che Anna facesse qualcosa e, affrettando il passo cercò di incoraggiare la ragazza. Andando verso il centro del paese i due si imbatterono in una scuola abbandonata, doveva trattarsi di una scuola media, modesta nelle dimensioni, apparentemente di alcuna rilevanza, ma Jake ne era attirato in modo stranamente particolare; sporca e cupa, abbandonata a se stessa con i muri tutti imbrattati, ma comunque decise di entrare. Anna lo seguì, non capendo perché il ragazzo fosse tanto attirato da quella scuola, ma neanche lo stesso Jake lo sapeva. Una volta entrati, il ragazzo si fermò, immobile al centro del decadente atrio di quella scuola, —Che succede?— disse Anna raggiungendolo e con un leggero affanno, —Non so, mi sembra familiare…— disse Jake, —Familiare? Ma se hai detto che non sei mai andato oltre il tuo quartiere!— ribatté la ragazza, —Credo di averlo visto in un sogno— disse Jake, poi all’improvviso dovette accasciarsi un attimo per terra, la testa gli batteva forte, forte quanto il suo cuore che andava a mille. Alzò lo sguardo e vide una ragazzina che gli faceva segno di seguirla dicendo —Dai su, sbrigati!—. Il ragazzo si girò subito verso Anna ma non c’era nessuno, era scomparsa.

 

Jake andò verso la ragazza che lo chiamava sempre più forte ma più lui andava avanti più la ragazza indietreggiava invitandolo sempre a seguirla, ad un certo punto però la ragazza non indietreggiò più e un ragazzino passò attraverso Jake, come se fosse un fantasma, il ragazzino e la ragazzina si abbracciarono e cominciarono a correre verso il corridoio della scuola per poi dissolversi diventando fumo, tutto cominciò a diventare più cupo, la terra cominciò a tremare e il pavimento cominciò a creparsi, il ragazzo si spaventò, sembrava uno dei suoi sogni ma reale, molto più reale. Jake si girò subito per andare verso l’ uscita ma dietro di lui non vedeva altro che un infinito corridoio, cominciò a correre ma subito il tetto iniziò a crollare così si girò e si mise di nuovo a correre dal lato opposto per cercare un uscita, fu difficile saltare ogni buca e stare attento a tutti i pezzi di soffitto che crollavano, tutte le porte erano chiuse e Jake non provò nemmeno ad aprirle, sarebbe stata una perdita di tempo. Tutti i corridoi di quella scuola sembravano identici, come se si girasse sempre intorno, un labirinto senza neanche una via d’ uscita. L’ ansia in Jake saliva sempre di più, cominciava a stancarsi e non sapeva cosa fare quando ad un certo punto il ragazzo  si trovò di fronte ad una scala, non ci fù tempo per pensare e comincio a salirla, alzo lo sguardo e vide che la scala era infinitamente alta, ma non poteva fare niente che salirla gradino dopo gradino anche perché il terreno si distruggeva sotto i suoi piedi, ad un certo punto le scale di fronte a lui cominciarono a distruggersi e il ragazzo saltò per arrivare dall altra parte, diversi salti dovette affrontare il ragazzo, cercando di non cadere, l’ ultimo salto fu particolarmente difficile ma quando alzò lo sguardo improvvisamente si trovò di fronte un pianerottolo con una porta. Girandosi per guardare indietro Jake vide la scala completamente intatta, era in realtà salito solo al primo piano, il ragazzo aprì la porta, tutto sembrava più tranquillo, le scosse erano improvvisamente terminate, Jake sentì la voce di Anna che gridava in continuazione —Jake!—, il ragazzo cominciò a camminare, il corridoio di fronte a lui era bloccato da detriti che si erano venuti a formare con gli scossoni, quindi girò a sinistra e notò che per un pezzo il pavimento era distrutto, quindi si accostò al muro e cercò di attraversare quel burrone. Guardando verso il basso, Jake vide la ragazzina e il ragazzino si rincorrevano, finì di attraversare il burrone e cercò di arrivare alla porta che si trovava alla fine del corridoio, la voce di Anna continuava a ripetersi, una voce sempre più disperata, la voce proveniva proprio da quella porta che portava alla Mensa, il ragazzo la aprì e vide Anna, ferma e immobile di fronte a un pilastro dell edificio, il cuore di Jake cominciò a battere forte e anche la testa cominciò a fare lo stesso, Jake non capiva il perché, troppe domande riempivano la sua testa: Chi era quel ragazzino, e quella ragazzina? li vedeva troppo spesso nei suoi sogni senza sapere la loro identità. Jake si avvicino, pian piano, alla ragazza che tese la mano e la posò sulla guancia fissandolo dritto in quei occhi glaciali, lui guardò la sua mano e quando alzò lo sguardo per guardarla di nuovo in volto vide che quella ragazza non era più Anna, era un altra persona, era quella ragazzina che aveva visto prima, Il ragazzo fece un passo indietro per lo spavento, un altro urlo gli fece chiudere gl’ occhi.

Jake stava sdraiato su un letto quando cominciò a riaprire gl’ occhi, Anna andava avanti e indietro in quella spoglia stanza, fin quando vide che Jake si stava riprendendo e con un sospiro di sollievo disse —Finalmente!— Jake rispose con una voce fioca —Che è successo?— Anna fece una faccia strana, aveva il volto tutto arrossito, come se avesse pianto e disse —Sei svenuto per due ore—.

Jake aprì gli occhi, e con la vista ancora annebbiata, cercò lentamente di alzarsi; Anna lì al suo fianco, fino a quel momento visibilmente scossa per quant’era accaduto, era andata in bagno a rinfrescarsi il volto. Era un po’ frastornato, ed una volta seduto sul letto, si trovò di fronte a due estranei; erano i proprietari di quella locanda nella quale avevano pranzato un paio di ore prima.— Era molto preoccupata per te— disse una donna, la proprietaria della locanda, accennando un sorriso vedendolo riprendersi. Jake sentì a malapena quelle parole, era troppo confuso per pensarci, perché un pensiero fisso attanagliava la sua mente, un solo quesito lo interessava; stava cercando di ricordare e di capire cosa fosse successo in quella scuola, se quella visione, sogno o esperienza poteva essere realtà di un passato,

ormai dimenticato.

Un’agitazione sempre crescente s’impadronì del ragazzo, tanto da appannare tutto ciò che gli ruotava intorno, la gente gli parlava ma lui non ascoltava, la testa gli girava forte e in quell’ insieme di suoni distorti sentì la voce d’una donna, che ponendogli una mano lo aiutò ad alzarsi.

Molly, così si chiamava la donna, gli porse un bicchiere d’acqua — Che ora è? Quanto ho dormito?— disse il ragazzo, — Dovrebbero essere le 17:35, sei svenuto ed hai dormito per un paio d’ore..— rispose la donna controllando l’ orologio appeso al muro, —Cavolo!— Disse Jake portando la mano dietro la testa, poi continuò —Io ed Anna dobbiamo andare dai Volition, non ce la faremo mai… Anche partendo ora, non arriveremo mai prima che faccia buio…—. In quel momento Anna di ritornò dal bagno, si

avvicinò a Jake sedendosi vicino a lui, gli posò la mano sulla spalla e lo guardò cercando le parole giuste per rassicurarlo, ma due colpi di tosse preannunciarono l’ arrivo di un uomo. Media statura, una folta barba bianca, ed un volto che traspariva la vita d’un uomo davvero vissuto; si avvicinò con in mano una tanica rossa di benzina, e disse —Non riuscirete mai ad arrivare dai Volition senza benzina, ed a dire il vero, neanche con questa che vi sto per dare ci riuscirete… Ma potreste riuscire ad arrivare da Hernest. Vi consiglio di consegnargli la moto.. spero che abbiate abbastanza soldi.— Disse l’ uomo barbuto senza presentarsi, il nome era sconosciuto ad entrambi i ragazzi. Jake ed Anna non avevano idea né come, né del perché del gesto di quell’uomo, tanto che in quel momento non seppero neanche come rispondere, se non esplodendo dalla felicità. Gli occhi di Anna si riempirono di nuova speranza, e Jake alzandosi, porse la mano al vecchio uomo in segno di ringraziamento —Fantastico, ora possiamo ripartire!— esclamò Jake, voltandosi verso Anna, —Grazie, grazie davvero!— il ragazzo fu subito interrotto dal vecchio uomo —

Bella moto ragazza, non ne vedevo una così bella da anni—. Entrambi i ragazzi rimasero colpiti dall’ affermazione dell’ uomo, —Grazie, mio padre è un appassionato— disse Anna sorridendo.

Sembrava che il peggio fosse passato, o perlomeno che un po’ fortuna cominciasse ad arrivare. I due ragazzi ringraziarono ancora una volta per l’ospitalità i proprietari della locanda; una gentilezza che, in un periodo di estrema crisi come questo, sarebbe stato assai raro da veder concedere. Detto questo, tra una chiacchierata e l’ altra i due finirono per lasciare quel piccolo paese alle 17:50, e nonostante il fisico d’entrambi fosse provato dalla fatica di quelle ultime ore, avrebbero dovuto raggiungere quel luogo in tempo per il tramonto, prima che potessero rimanere al buio.

Il mercato nero si trovava appena fuori l’enorme territorio appartenente ad Hydem City, ed Hernest, come spiegato dal vecchio uomo, si doveva trovare circa ai confini di quest’ultimo. Nessuno dei due ragazzi sapeva come fosse fatto questo Hernest, o comunque, quale potesse essere l’aspetto del suo locale, ma una volta arrivati al piccolo villaggio di Candum non poterono sbagliarsi; si ritrovarono di fronte un vecchio autosalone adibito a bunker per ogni evenienza, che a prima vista poteva destare a chiunque l’impressione che fosse abbandonato da chissà quanti anni, ma non alle persone che erano state avvertite di tutto ciò. I ragazzi scesero dalla moto parcheggiandola di fronte all’edificio rosso, si avvicinarono alla porta e notarono il buffo campanello con le sembianze di un pagliaccio; nonostante lo trovarono abbastanza inquietante, decisero di provare a suonare, seppur non fossero al corrente se ci fosse elettricità attiva o meno. —Chi siete voi due?— disse una flebile e roca voce proveniente dal volto del pagliaccio, —Ci manda Bernard!— disse Anna con la sua decisa ma docile voce, —Bernard?— , disse l’ uomo aprendo al porta blindata.

I due entrarono, poi continuò —Quel bastardo è ancora vivo?— e tossendo, —Bene bene, e cosa vorrebbe quella volpe da me?—,—Bernard ci ha detto che avresti potuto “tenere d’occhio” la nostra moto fino a domani, naturalmente sotto un cospicuo pagamento.— Disse Jake in modo da sottolineare il “cospicuo pagamento” tanto che l’ uomo al solo suono della parola “pagamento” si girò di scatto, facendo notare quanto potesse bastar parlare di soldi per ottenere la sua completa attenzione. Seppur non fosse d’aspetto particolarmente curato, o meglio non dimostrasse di condurre una vita dignitosa, disse —Bene bene, bravo Bernard, e di quanto sarebbe questo pagamento?— disse Hernest, —500, 100 oggi e 400 domani!— Disse di scatto Anna, —Dollari?—, disse l’ uomo, —Dollari!—, rispose Anna, —Bene bene, mi che abbiamo raggiunto velocemente un accordo! Ma ditemi.. cosa ci fanno due giovani ragazzini qui al confine di Hydem? Cosa vi spinge fin qua? Beh.. non è certo un posto ideale per dei ragazzi, né tanto meno un luogo interessante da visitare..— Disse Hernest guardando Anna negli occhi,—Ah! Forse… Si, certamente sarà così!-, disse parlando fra sé,-Secondo me, siete

diretti dai Violition, giusto?— con lo sguardo di chi sa di aver colpito il cuore della vicenda. La ragazza impietrita non rispose, ma Jake prendendo l’iniziativa disse —Non mi pare che l’accordo prevedesse questo, Hernest!—, L’ uomo disse ironicamente, —Oh scusatemi signore!-, disse ridacchiando fra sé e sé,-Spesso non riesco a tener a freno la mia curiosità!—. Anna vedendo la sconveniente situazione, cercando di metter fine al discorso, disse,

—Credo sia meglio andare ora, o faremo tardi, Jake!— poi prese velocemente i soldi dallo zaino, li posò sul lungo tavolo di legno e i due ragazzi si avvicinarono verso la porta; non avrebbero voluto restare lì un

minuto di più. Così uscirono di scatto, mentre Jake voltandosi verso Hernest, lo vide appoggiato al tavolo con i soldi in una mano e una bottiglia di whisky

nell’altra.

Subito dopo la porta si chiuse, ed Anna spostò la moto nel garage che intanto il misterioso uomo aveva aperto; poi improvvisamente la porta si riaprì, —Ma almeno sapete arrivarci dai Volition?— Disse Hernest, —Ce la faremo!— Disse Jake rivolgendosi con lo sguardo verso Anna, —Certo Certo!—, disse Hernest ridendo, poi continuò —Da soli vi perderete subito nel bosco, e il caso vuole che io conosca una scorciatoia!— disse sogghignando, —Perché? Perché vuoi aiutarci?— Disse Anna incuriosita dal comportamento dell’ uomo, —Affari, ne ho qualcuno in sospeso con i Volition, qualche moto che il proprietario non è mai venuto a riprendere…—, Rispose l’uomo

distrattamente, —Non mi fido di te!—, disse violentemente Anna, mentre si avvicinava all’uomo, —Non ti chiedo di farlo!—, replicò Hernest.

Ma all’improvviso, -Va bene. —, disse Jake, —Perfetto…Torno subito, devo solo prendere qualcosa in casa!—, Disse Hernest, —Ci serviranno delle pistole— disse Anna lanciandogli un gelido sguardo; l’uomo ci pensò un po’, poi rispose,—Solo a patto che una volta arrivati me le ridiate.—. Entrambi i ragazzi capirono la criticità della situazione, perciò accettarono senza opporre resistenza, ed una volta sistemato tutto, e solo dopo che Hernest consegnò le pistole a Jake e Anna, i tre partirono per i Volition.

Il gruppo arrivato al confine della fitta foresta, iniziò ad addentrarsi, seppur lo status quo fosse evidentemente in bilico fra Anna ed Hernest; fin dall’inizio decisero di comune accordo di tenere un passo abbastanza veloce, senza soste, in modo da fare più strada possibile, e raggiungere un Motel di conoscenza di Hernest, dove potersi riposare. Sembrava che le situazione si fosse stabilizzata finalmente, ma Jake, oramai consapevole che nulla è certo, manteneva la guardia alta.

Si sentiva, in lontananza, qualcuno che cantava, forse qualche operaio che aveva bevuto un goccio di troppo per alleviare la fatica quotidiana; perciò per evitare ulteriori complicazioni, i tre concordarono che sarebbe stato meglio non avvicinarsi, e di continuare. Purtroppo il gruppo si dirigeva proprio verso di loro, infatti incominciarono ad intravedere le prime oscure figure.

Non erano dei semplici operai beoni; si intravedevano divise, e fucili. Un gruppo di soldati ben carichi stava avanzando per pattugliare tutta la foresta, grossi uomini con una mimetica nera, armati fino ai denti che urlavano a squarciagola l’inno di Hydem.

 

*Brinda nel cuore dei soldati

illumina i caschi degli armati

Distruggi le speranze dei ribelli

per onar le morti dei fratelli

Che provino a scalfirci nella gloria

Li soppriremo a suon di Vittoria

E per ogni uomo amante di pigrizia

lo uccideremo a colpi di dolore e Giustizia.*

 

 

—Stanno davvero intensificando i controlli…— disse Hernest a voce bassa, —Merda merda merda…! Se ci beccano, se solo ci scoprissero…-, abbassando lo sguardo, -Ci ammazzeranno, o peggio, ci cattureranno!— Disse Anna spaventata, —Cosa avresti fatto di tanto brutto, ragazza?— disse l’ uomo notando la crescente preoccupazione della ragazza, —Nulla, abbiamo soltanto paura!— Rispose convulsamente  Jake, —Voi sciocchi ragazzi, non sapete di giocare col fuoco.— disse Hernest.

Il gruppo di soldati cominciò a dividersi per coprire un raggio più ampio della foresta. Jake, Anna ed Hernest dovevano decidere se continuare o nascondersi, se rischiare o rimandare; quest’ ultima probabilmente sarebbe stata la migliore scelta ma decisero di continuare, seppur più lentamente, nascondendosi nel miglior modo dietro agli alberi più grossi. Mancava poco al Motel, e cominciò a far buio. I soldati, divisi in coppie, accesero le torce; Jake teneva d’ occhio i soldati vicini, mentre loro si muovevano in quella foresta che risplendeva d’un caldo arancione a causa del tramonto.

Il sole stava per scomparire del tutto Jake, abbassandosi per scavalcare un’ostacolo,  perse di vista un soldato; avanti a lui c’era Anna e avanti a lei Hernest. Il ragazzo cercò di avvisarli dell’errore, per fermare la marcia,  ma proprio mentre li stava per chiamare, una luce puntò dritto in faccia Hernest, che si alzò di scatto e si mise le mani in alto facendo cadere maldestramente la pistola dalle mani; Jake e Anna si stesero per terra, mentre il soldato fece un cenno al suo compagno; in quell’istante Hernest si piegò velocemente a prendere la pistola e sparò il soldato, non fece in tempo neanche a reagire… L’altro soldato che intanto li aveva raggiunti, a quella reazione sparò dritto in testa Hernest che cadde a terra sul colpo.

Jake era steso per terra, in mezzo al nulla, mentre Anna si era rannicchiata dietro un albero. Il soldato si accovacciò sul compagno morto, mentre cercava nei dintorni, illuminando tutto con la torcia. Non ci volle molto ad incrociare con lo sguardo Jake, e senza dir nulla si alzò lentamente, come se non ci fosse più nulla da fare, da sconfitto. il soldato prese a pistola e gliela puntò contro, ma aggirandolo Anna lo spinse alle spalle, deviando il proiettile; nonostante l’azione coraggiosa della ragazza, entrambi i ragazzi fin troppo terrorizzati non fecero in tempo a prendere la pistola dallo zaino, che il soldato si rialzò e puntò nuovamente la pistola verso i due ragazzi, che chiusero gli occhi, ormai consapevoli del loro destino. Pensarono, -E’ finita!-.

Improvvisamente sentirono un rumore metallico, come se una spada avesse trafitto un corpo, aprirono di colpo gli occhi, ma non c’era nessuno. Increduli i due cominciarono a correre, inciampando sul cadavere di Hernest; lo guardarono per un istante, nulla più. Presero tutto il possibile e ricominciarono a correre. Intanto, appena furono fuori pericolo,  un altro soldato scoprì i corpi e lo sentirono dare l’allarme generale.

Jake e Anna, oramai senza forze, riuscirono a intravedere una fioca luce alla fine della foresta. Infatti riuscirono ad uscire da quell’incubo e a vedere il Motel. Ma qualcosa turbava la loro soddisfazione, c’era troppo silenzio, i soldati avevano smesso di correre e di sparare, tutta questa situazione sembrava troppo strana.

Il motel era un edificio indipendente, circondato dal nulla, un edifico solido e pulito, tappa di tutte le persone che volevano visitare i Volition.

Jake e Anna ci entrarono e ordinarono una camera; “La più sicura” come disse e chiese gentilmente la ragazza alla reception. Una volta entrati, lasciarono gli zaini vicino all’ingresso e chiusero la porta a chiave; poi alzarono lo sguardo, intenti ad osservare la stanza, e si meravigliarono per la pulizia e la perfezione che, in quei tempi, non era una consuetudine.

Jake si lanciò sul divano, mentre Anna disse che sarebbe andata a farsi una doccia; il ragazzo non riusciva a smetter di pensare a quant’era accaduto di poche ore prima, di pensare alla morte di Hernest che, anche se non meritevole della loro fiducia, era pur sempre una persona che aveva offerto un aiuto. Tuttavia il fatto più incomprensibile per Jake era senza dubbio quel rumore, quel suono metallico della spada che conficcò il soldato; si ricordò di quando, la stessa mattina, un’altra “entità” lo aveva salvato e decise di parlarne con Anna, ma non subito, solo dopo che si fossero calmati gli animi.

Dopo che Anna uscì dalla doccia, anche Jake andò in bagno per lavarsi e, una volta uscito, vide Anna che stava frugando, in modo molto nervoso, nello zaino di Hernest per aggiornare l’ inventario. Probabilmente tentava d’apparire calma, ma ilsuo volto la tradiva, la paura traspariva dai suoi occhi, il conflitto l’aveva scossa non poco.

Jake invece era cambiato, aveva ovviamente paura, ma era nato in lui, in un certo senso, uno spirito di iniziativa, ora sapeva come difendersi. —Basta—, disse Jake prendendo la mano di Anna, —No ,devo sistemare tutto per domani, non possiamo rischiare.— disse Anna con forte preoccupazione ritirando a sè la mano.—Riposiamoci, abbiamo tempo, qui siamo al sicuro.—, disse il ragazzo, —No, non siamo mai al sicuro, dobbiamo essere pronti a tutto.— rispose la ragazza, ormai completamente controllata dalla paura. —Ascoltami un attimo…—, disse Il ragazzo prendendogli entrambe le mani, poi continuò — Sei stremata, oggi è accaduto qualcosa che non avremmo mai voluto, e nessuno potrebbe continuare così… riposati, domani sistemeremo ogni cosa e chiederemo aiuto! Vedrai, andrà tutto per il meglio!— Anna si alzò, abbracciò forte Jake, poggiandogli la testa sul suo cuore; lei alzò la testa e lui la guardo e gli sorrise. Un così intenso scambio di sguardi per qualche instante e poi lei abbassò lo sguardo. Lui le si allontanò qualche centimetro, tenendole però le mani ancora salde alle sue spalle, gli diede un bacio sulla fronte, staccò le mani e disse —Forza, domani sistemeremo tutto, te lo prometto!—.

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